Da quando i canali televisivi italiani hanno dato il via al lento e graduale passaggio dal vecchio segnale analogico al nuovo Digitale Terrestre, come certamente in molti avranno notato, la confusione è stata enorme, e, come al solito, nel nostro Paese, l'informazione per il cittadino, è stata spesso incompleta e carente. Lo si è visto in particolar modo lo scorso novembre 2009 nel Lazio, dove, nella sola città di Roma, un gran numero di persone si sono trovate in difficoltà a gestire il passaggio e alla conseguente risintonizzazione degli abituali canali. Ricordo che in quei giorni il viceministro per le telecomunicazioni Romani si affrettava a rispondere alle varie proteste e richieste d'aiuto, dispensando a ripetizione le solite dritte che dicevano tutti: "risintonizzate il decoder", "munitevi di decoder digitale terrestre oppure di televisore con decoder integrato", e null'altro. Naturalmente, facendo finta di sapere che, in molti casi, la situazione poteva risultare molto più complicata di come politici e tecnici la mettevano, e che, non sempre (in realtà, in ben pochi casi) bastava ripetere la scansione di ricerca per sintonizzare i canali. E, ovviamente, in quel caos generale, le persone che si sono trovate maggiormente in difficoltà, sono stati i poveri vecchietti che poco o niente masticano di tecnologia, e che si sono ritrovati dalla sera alla mattina senza i canali che vedevano fino a poche ore prima. Poi è arrivata anche Tivù Sat, la grande promessa: la prima piattaforma satellitare gratuita italiana, nata dalla fusione dei principale networks nazionali (Rai-Mediaset-La7 [Telecom Italia Media]), con l'intento preciso di replicare integralmente, e in maniera speculare al terrestre, canali e palinsesti completi sul satellite. Un clone perfetto del digitale terrestre, insomma, ma via satellite. Le premesse erano senz'altro ottime: finalmente anche il cittadino sfigato che paga regolarmente il canone tv, e che non riusciva a ricevere tutto il gratis via etere, aveva finalmente e democraticamente la possibilità, grazie alla parabola, di vedere tutti i canali che si ricevevano già in città, e, senza gli odiosi criptaggi, grazie alla smart card. Alleluja, tutti avremo pensato, era ora! La realtà, tuttavia, è stata un tantino meno rosea di quanto si sperava. Perché? Direi che la situazione si può riassumere in questi punti:
- I decoder ufficiali all'inizio erano soltanto 3, e tutti quanti hanno rivelato difetti e bug tecnici; chi più, chi meno, a parità di prezzo esorbitante, rispetto a un comune zapper dtt: i prezzi variavano dagli 89 euro per il Telesystem TS9000 (cifretta, comunque, non da poco) ai 150/170 dello Humax Combo.
- La Smart Card ufficiale della piattaforma, fino a pochi mesi fa, era venduta solo in corredo all'apperecchio, e, inoltre, non esisteva ancora la SmarCam ufficiale (il modulo Cam per utilizzare la card di Tivù Sat anche su un qualsiasi altro decoder non ufficiale, e di tipo common interface ). L'utente, era, quindi, costretto a limitarsi molto nella scelta dell'attrezzatura; solo i più esperti di tecnologia sono stati in grado di ovviare al problema, sapendo dove e come reperire un modulo di accesso alternativo a quello ufficiale non ancora in commercio, ma comunque adattabile con alcuni accorgimenti. Internet, in questo caso, è stata provvidenziale, perché, come spesso accade, è l'unico mezzo di comunicazione che fornisce assistenza specifica di questo genere. Dubito molto, infatti, che tali informazioni si possano ottenere da un comune commesso di negozio, e tantomeno dalla Televisione..
- Altra nota dolente: i canali che sono replicati via satellite da Tivù Sat, non sono esattamente, né "tutti", né "gli stessi" del digitale terrestre: mancano, infatti, e tuttora all'appello: i canali di musicali di MTV, i canali di SPORTITALIA (ancora vincolati a contratti di trasmissione esclusiva con SKY), K2 PLUS di Telecom Italia Media (La7), e La7D, nonché i telegiornali regionali di Rai 3. Infatti, incredibilmente, alle soglie del 2011, se un cittadino Pescasseroli (AQ) vuole, ovviamente, vedere il telegiornale regionale abruzzese, o riesce a prenderlo da qualche ripetitore terrestre in DTT, o si attacca.. Via satellite, quasi certamente, vedrà il tg del Lazio o della Campania (i più ricorrenti sul sat). Insomma, problema non di poco conto, e ancora insoluto! Paradossale, no? Non solo, sono tantissimi i canali regionali di tutta Italia a non essere proprio presenti sul satellite. Probabilmente per via di elevati costi di trasmissione, sono veramente pochi i networks locali che resistono: molti, negli ultimi 6 o 7 mesi del 2010, presenti per anni in chiaro (free), sono del tutto spariti.
Insomma, Tivù Sat ha sicuramente segnato un passo avanti nella situazione televisiva di prima, ma molto è ancora da fare per migliorare. Certo, non si può considerare la piattaforma come un evento negativo, anzi. E allora viene da domandarsi come mai la Rai, solo da pochissimi mesi e saltuariamente nell'arco della settimana, occasionalmente, vi fa riferimento nei suoi spot promozionali, mentre Mediaset la ignora completamente. Anche in questi giorni in cui sta avvenendo il passaggio lombardo al digitale, le reti del Biscione continuano a fare pubblicità ingannevole: dispensano messaggi "terroristici", del tipo: "dal 2 novembre, se vorrai continuare a seguire la tua trasmissione preferita, dovrai attrezzarti con decoder o televisore con decoder integrato perché i canali saranno visibili solo in digitale terrestre". Alché è facilmente immaginabile la reazione di spavento da parte del povero inerme espettatore che penserà: "Oddio e adesso che faccio?". Perché Mediaset, nel suo messaggio, non aggiunge anche che se non si ha copertura sufficiente via etere del segnale si può ricorrere alla parabola? Perché non dice che comunque una parte dei programmi sono visibili in chiaro con qualunque decoder (non sono tutti criptati, a parte la versione per Tivù Sat di Canale 5, criptata 24 ore su 24), e che, ad ogni modo, esiste Tivù Sat per vedere tramite la smart card tutti i canali finora inseriti nella piattaforma? Perché continuare a colpire lo spettatore con questa specie di terrorismo pisocologico? Perché omettere l'informazione importante sull'esistenza di Tivù Sat, che, comunque, in alcuni casi, rimane l'unico mezzo per vedere la televisione? Considerando che nessuno ha obbligato con il mitra Mediaset a entrare nella compartecipazione della società, resta inspiegabile il perché continui a ometterne l'esistenza nella diffusione di questi messaggi, che, sicuramente, sono recepiti dalla maggioranza delle persone. Insomma, anche questa volta, possiamo concludere dicendo che siamo in Italia!
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